Beni confiscati: rifacciamo il punto

 

L’Osservatorio regionale di Libera Piemonte, inaugura una nuova fase che prevede il sistematico aggiornamento sui campi d’azione di sua competenza e vale a dire beni confiscati, usura, racket, gioco d’azzardo e corruzione. Ogni settimana un articolo su uno di questi temi ci aiuterà a tenere desta l’attenzione, dandoci dei dati concreti da conoscere per poi poterli divulgare.

Partiamo con un punto della situazione, redatto da Marina Marchiaro, sui numeri delle confische e dei riutilizzi in Piemonte: nei prossimi articoli descriveremo via via i beni che qui sono rappresentati solo da cifre.

A circa trent’anni dall’approvazione della legge che prevede la confisca dei beni ai mafiosi (la legge Rognoni-La Torre, del 1982), in Piemonte sono stati confiscati 135 beni di cui 12 aziende e 123 immobili tra abitazioni, fabbricati, terreni e locali vari (officine, garage, etc.). Di questi 18 beni sono ancora in gestione al Demanio per problemi legati ipotecari o legati al procedimento giudiziario (in particolare ricorsi), 6 sono usciti dalla gestione, 20 sono stati destinati, ma non ancora consegnati per problemi di agibilità delle strutture o perché occupati abusivamente dai vecchi proprietari, mentre per 79 è stata prevista una destinazione. Tutte le aziende sono uscite dalla gestione, il che significa che sono state poste in liquidazione, dopo l’operato dell’amministratore giudiziario.

Due terzi dei beni totali sono stati destinati ai comuni che, applicando la normativa vigente (L. 109/96), hanno affidato alle cooperative e alle associazioni che ne hanno fatto richiesta, i beni non utilizzati per soddisfare esigenze di carattere interno (uffici, scuole, alloggi per indigenti). Gli immobili consegnati sono 28, di questi 8 sono già attivi e 20 in fase di ristrutturazione. I beni destinati al riutilizzo sociale sono il simbolo del riscatto dalla criminalità organizzata; sono una scommessa vinta contro lo strapotere delle mafie che per lungo tempo hanno spadroneggiato nella penisola impedendo all’economia legale di svilupparsi naturalmente.

La nuova vita a cui giungono questi beni dopo l’iter giudiziario è il segno tangibile che la lotta alla mafia è una battaglia di tutti, non soltanto di chi ha fatto della giustizia il suo mestiere.

Compito di chi vive questi spazi è includere un numero sempre maggiore di persone attraverso incontri, serate, corsi di formazione, mostre e quant’altro per rendere il bene vivo e accompagnare così l’azione di monitoraggio sui beni confiscati fatta dall’Osservatorio di Libera (www.liberapiemonte.it/geobeni), perché la mafia si sconfigge anche con l’informazione e la partecipazione alla vita comunitaria.

Vivere i beni significa non dimenticare quanti hanno combattuto e quanti continuano a farlo per sconfiggere la criminalità organizzata. Non dimenticare per non rischiare che fatti di pari gravità si ripetano, informare e partecipare per non lasciare soli coloro che ogni giorno scelgono la legalità, anche a costo della propria libertà.

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